Debate Room: Our Monthly Discussion

Le reazioni dei partiti politici italiani alle elezioni ungheresi del 12 aprile 2026

Di Enrico Calossi, Gianmarco Avantaggiato, Piera Morrone, Giorgio Rizzo

Le elezioni per il rinnovo del parlamento ungherese del 12 Aprile 2026 hanno rappresentato un punto di svolta significativo per la storia politica del Paese centroeuropeo. Infatti, gli ungheresi hanno scelto democraticamente di interrompere il lungo dominio politico del partito Fidesz del primo ministro, per quattro mandati, Viktor Orbán. Le avvisaglie alla vigilia del voto facevano intuire che il maggior partito di opposizione, il partito di centro-destra europeista Tizsa, avrebbe potuto seriamente mettere in crisi la durevole leadership di Orbán. E in effetti il tema della lunga presa sul potere da parte di Orbán aveva caratterizzato la campagna elettorale in Ungheria e aveva spinto molti leader politici, esponenti di partiti minori, e anche l’elettorato a concentrarsi sul partito che avrebbe avuto più chance per interrompere il predominio orbaniano sul paese. Dall’esterno questo aspetto è stato percepito meno e ci si è concentrati di più su una dinamica tra opposizione pro-europeista e il governo Orbán, sempre più euroscettico e più volte vicino ai governi Trump e Putin, che aveva acceso le attenzioni degli osservatori internazionali. Da una parte, dunque, gli ambienti vicini a Bruxelles (o che guardano alla UE con speranze, come gli europeisti di mezza Europa o il leader ucraino Zelensky) speravano nella vittoria del fronte europeista, mentre dall’altro lato si è raccolta una vasta congerie di anti-europei (o critici dello stato di diritto di stampo continentale) che si muoveva dai già citati Putin e Trump, passando dai primi ministri Netanyahu e Fico, fino ad arrivare ai leader euroscettici come Marine LePen o Matteo Salvini. La futura collocazione internazionale del governo ungherese che sarebbe scaturito dalle elezioni del 12 Aprile aveva dunque polarizzato i posizionamenti degli interlocutori e degli osservatori internazionali. In questo contesto, le altre dimensioni del dibattito politico, come il tipico destra-sinistra in economia o progressismo e conservatorismo sui diritti civili sono state quasi del tutto espulse dei radar dell’elettorato ungherese e degli osservatori internazionali.

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