Le elezioni per il rinnovo del parlamento ungherese del 12 Aprile 2026 hanno rappresentato un punto di svolta significativo per la storia politica del Paese centroeuropeo. Infatti, gli ungheresi hanno scelto democraticamente di interrompere il lungo dominio politico del partito Fidesz del primo ministro, per quattro mandati, Viktor Orbán. Le avvisaglie alla vigilia del voto facevano intuire che il maggior partito di opposizione, il partito di centro-destra europeista Tizsa, avrebbe potuto seriamente mettere in crisi la durevole leadership di Orbán. E in effetti il tema della lunga presa sul potere da parte di Orbán aveva caratterizzato la campagna elettorale in Ungheria e aveva spinto molti leader politici, esponenti di partiti minori, e anche l’elettorato a concentrarsi sul partito che avrebbe avuto più chance per interrompere il predominio orbaniano sul paese. Dall’esterno questo aspetto è stato percepito meno e ci si è concentrati di più su una dinamica tra opposizione pro-europeista e il governo Orbán, sempre più euroscettico e più volte vicino ai governi Trump e Putin, che aveva acceso le attenzioni degli osservatori internazionali. Da una parte, dunque, gli ambienti vicini a Bruxelles (o che guardano alla UE con speranze, come gli europeisti di mezza Europa o il leader ucraino Zelensky) speravano nella vittoria del fronte europeista, mentre dall’altro lato si è raccolta una vasta congerie di anti-europei (o critici dello stato di diritto di stampo continentale) che si muoveva dai già citati Putin e Trump, passando dai primi ministri Netanyahu e Fico, fino ad arrivare ai leader euroscettici come Marine LePen o Matteo Salvini. La futura collocazione internazionale del governo ungherese che sarebbe scaturito dalle elezioni del 12 Aprile aveva dunque polarizzato i posizionamenti degli interlocutori e degli osservatori internazionali. In questo contesto, le altre dimensioni del dibattito politico, come il tipico destra-sinistra in economia o progressismo e conservatorismo sui diritti civili sono state quasi del tutto espulse dei radar dell’elettorato ungherese e degli osservatori internazionali.
Le relazioni transnazionali tra i partiti politici
Le caratteristiche estremamente polarizzate del dibattito politico in vista delle elezioni del 12 Aprile hanno spinto solo cinque partiti a presentarsi alle elezioni per la ripartizione nazionale dei seggi; di questi solo due avevano reali chance di vittoria. Questo però non ci deve far dimenticare che le famiglie politiche, anche nell’iper-semplificato (forse temporaneamente) sistema di partito ungherese, sono ben presenti e si inseriscono nelle dinamiche relazionali transnazionali tra partiti “fratelli”, le quali sono particolarmente dense nel contesto europeo.
Infatti, l’azione dei partiti politici si integra costantemente in una rete di relazioni internazionali con organizzazioni simili (i “cosiddetti sister parties”), superando il contesto nazionale. Questo network assolve alla fondamentale necessità di condividere schemi strategici, coordinare azioni istituzionali (come le campagne internazionali) e affinare le élite di governo. Tale dinamismo trova la sua massima espressione nelle grandi famiglie politiche internazionali e, in modo sistematico e pervasivo, nel sistema normativo e finanziario dell’Unione Europea. Per gli attori politici dell’UE, i percorsi di cooperazione si sviluppano tramite le Internazionali globali (ad esempio, le organizzazioni Socialiste o Liberali) e, in modo ancora più rilevante, nelle istituzioni supportate dall’Unione, tramite i partiti politici europei e, in particolare, i gruppi parlamentari del PE. Questi ultimi, avvantaggiati da una più ampia disponibilità di risorse e da una legittimità istituzionale percepita come superiore, rappresentano spesso l’ambito privilegiato per la concertazione transfrontaliera, affiancati dalla cooperazione bilaterale diretta. Il risultato delle elezioni parlamentari ungheresi, svoltesi il 12 aprile 2026, ha fornito una nuova e significativa conferma empirica su come tali legami transnazionali possano influenzare le reazioni e i posizionamenti differenti tra i partiti partner. In particolare, il testa a testa tra il primo ministro uscente Viktor Orbán di FIDESZ (partito di estrema destra e tra i fondatori di Patriots.eu) e Péter Magyar, con il suo partito TISZA (europeista e affiliato al gruppo del PPE nel Parlamento Europeo), ha suscitato reazioni varie tra gli omologhi europei. Tale esito ha offerto un contesto favorevole per focalizzarsi su come i legami bilaterali tra i partiti italiani e ungheresi abbiano generato valutazioni e risposte diverse nelle rispettive capitali, evidenziando che i sister parties utilizzino l’esito elettorale nazionale per legittimare e interpretare la propria strategia politica interna e l’allineamento del proprio blocco europeo.
Tisza, Fidesz e il radicale riallineamento della geografia politica ungherese
L’esito delle elezioni legislative del 12 aprile 2026 rappresenta un momento di svolta epocale nel panorama politico ungherese, segnando la fine del dominio incontrastato di Fidesz e offrendo un caso straordinario di riallineamento elettorale in un sistema precedentemente considerato quasi immutabile. Rispetto alle consultazioni del 2022, quando Viktor Orbán aveva trionfato con il 54% dei voti e una maggioranza dei due terzi dei seggi (135), il voto del 2026 ha ribaltato completamente i rapporti di forza: il partito Tisza, guidato da Péter Magyar, ha compiuto un balzo senza precedenti passando dall’essere una forza extra-parlamentare a conquistare il 53% delle preferenze e 137 seggi su 199, conquistando di fatto la “supermaggioranza” costituzionale. Al contrario, Fidesz è calato dal precedente 54% al 38%, scendendo a soli 55 seggi e subendo la perdita netta di ben 80 scranni, il peggior risultato per Orbán dal 2006. Questo stravolgimento è stato alimentato da un’affluenza record del 79,5%, che ha superato significativamente il già alto 70% del 2022, segnalando una mobilitazione civile massiccia contro l’usura del potere e la corruzione. Se nel 2022 l’opposizione unita era stata schiacciata dai meccanismi elettorali (106 seggi sono assegnati in collegi uninominali a turno unico e 93 su base proporzionale con sbarramento al 5%) e dalla mancanza di un leader trasversale, nel 2026 la geografia politica è stata ridisegnata dalla totale scomparsa delle forze tradizionali di centrosinistra e liberali, le quali avevano largamente invitato i propri elettori a votare il partito di Magyar, ossia l’unica forza in grado di modificare l’assetto costituzionale plasmato da Orbán. La risposta dell’elettorato è stata entusiasta con una affluenza in massa, lasciando come unica altra forza in Parlamento l’estrema destra di Mi Hazánk, che con il 5,7% è riuscita a mantenere una presenza marginale di 7 seggi. Il segnale inviato dall’elettorato è dunque di una netta discontinuità rispetto al modello della “democrazia illiberale”, preferendo una transizione rapida verso un governo di centro-destra e pro-europeo che promette lo smantellamento radicale delle strutture di potere costruite negli ultimi sedici anni.
La comunità internazionale ha reagito con velocità: la Presidente della Commissione UE, Ursula von der Leyen, ha salutato il risultato dichiarando che “il cuore dell’Europa batte più forte”, mentre Magyar ha già annunciato l’intenzione di sbloccare i fondi europei e ripristinare pienamente lo Stato di diritto. Resta da vedere come la nuova “supermaggioranza” gestirà la transizione dopo sedici anni di amministrazione monocolore.
Le relazioni tra i partiti italiani e quelli ungheresi
Attualmente i partiti che siederanno in quello che sarà il nuovo parlamento ungherese, nel Parlamento UE si collocano in tre gruppi: nei quali si trovano corrispondenti partiti italiani.
La coalizione FIDESZ-KDNP, guidata da Viktor Orbán, condivide il gruppo dei Patrioti per l’Europa con la Lega di Matteo Salvini. TISZA siede nel gruppo del Partito Popolare Europeo insieme a Forza Italia. L’estrema destra irredentista di Movimento Nostra Patria (MH) è membro del gruppo dell’Europa delle Nazioni Sovrane, nel quale siede anche Roberto Vannacci, leader di Futuro Nazionale. Il principale partito di centrosinistra, Coalizione Democratica (DK), che non ha eletto nessun deputato fermandosi a poco più dell’1% dei suffragi, trova nel gruppo dei Socialisti & Democratici il PD di Elly Schlein. Infine, il Partito Ungherese del Cane a Due Code (MKKP),il quinto partito che ha corso nazionalmente alle elezioni del 12 Aprile, non possiede eurodeputati, ma è membro osservatore del Partito Pirata Europeo.
Altri partiti come il Partito Socialista Ungherese (MSZP), Momentum (MM), il Partito Verde d’Ungheria (LMP) e Dialogo per l’Ungheria (PM) hanno scelto volontariamente di non partecipare alle elezioni parlamentari per non disperdere voti, avendo come unico scopo la sconfitta di Orbán.
Tabella 1: Partiti ungheresi e partiti italiani nelle affiliazioni comuni
| Partito ungherese | Famiglia politica | Gruppo politico PE | Partito Politico Europeo | Partito italiano |
| FIDESZ-KDNP | Estrema destra | Patrioti per l’Europa | Patriots.eu | Lega |
| TISZA | Cristiano-democratici | Gruppo PPE | Partito Popolare Europeo | Forza Italia, Noi Moderati |
| MH | Estrema destra | Gruppo ESN | Europa delle Nazioni Sovrane | Futuro Nazionale |
| DK | Socialdemocratici | Socialisti & Democratici | Partito del Socialismo Europeo | Partito Democratico |
| MKKP | – | – | Partito Pirata Europeo (osservatore) | – |
Fonte: elaborazione degli autori
Le reazioni dei partiti italiani
Péter Magyar, esponente di un centro-destra moderato ed europeista, sarà il prossimo Primo Ministro ungherese. Nel mentre, la coalizione sovranista ed euroscettica di Orbán, FIDESZ-KDNP, ha subito una cocente sconfitta. Alla destra di Orbán, il Movimento Nostra Patria non ha perso consensi ed il suo numero di parlamentari è rimasto invariato. Il principale partito di centrosinistra, Coalizione Democratica, è invece scomparso dal parlamento.
Dato che gli unici candidati rilevanti di questa tornata elettorale sono stati i leader di FIDESZ e TISZA, i partiti italiani hanno espresso giudizi solo su questi ultimi, non considerando così gli altri partiti ungheresi presenti alle elezioni.
La Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il Vicepremier Matteo Salvini, già tre mesi prima delle elezioni, avevano realizzato un video in cui lanciavano un endorsement a Viktor Orbàn. La premier esortava a “battersi per un’Europa che rispetti la sovranità nazionale, orgogliosa delle sue radici culturali e religiose”, mentre il segretario del Carroccio ha legato la possibile vittoria di FIDESZ all’impegno per la pace, concludendo l’intervento in ungherese: “Felgyőzelemre” (fino alla vittoria). Nel video erano inoltre presenti altri leader della destra internazionale: il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, l’ex premier polacco Mateusz Morawiecki, il primo ministro ceco Andrej Babis, la co-portavoce di AfD Alice Weidel, la storica leader del Rassemblent National Marine Le Pen, il presidente del Partito della Libertà d’Austria Herbert Kickl, il presidente serbo Aleksandar Vučić e, infine, il presidente di Vox Santiago Abascal.
L’11 aprile 2026, giorno antecedente le elezioni ungheresi, anche tre partiti appartenenti all’area del centrosinistra si sono espressi. Volt Italia ha accusato il Vicepresidente USA JD Vance, data la sua presenza a Budapest a pochi giorni dal voto, di voler interferire nelle elezioni. Ha indicato Orbàn come sabotatore dell’Europa e portavoce degli interessi del Cremlino. POSSIBILE ha parlato del primo ministro uscente come di “una delle più grandi minacce per la democrazia in Europa”. Infine, il giorno prima delle elezioni, anche Matteo Hallissey, presidente di +Europa e Radicali Italiani, si è espresso, sostenendo apertamente Péter Magyar per il ritorno dello stato di diritto Ungheria.
Per quanto riguarda le reazioni dei partiti italiani dopo i risultati delle elezioni, Elly Schlein è stata una dei primi leader di partito a commentare la sconfitta di Orbán. La segretaria dem ha esortato con “il tempo delle destre è finito, con Orbán perdono Trump e Meloni. Hanno vinto la libertà, la democrazia e la voglia d’Europa”. Nel suo commento manca un qualsiasi riferimento al vincitore Péter Magyar, comunque un uomo di destra, seppur moderato ed europeista, e alla rovinosa débâcle della Coalizione Democratica (che siede insieme al PD nel gruppo S&D).
Il giorno dopo le elezioni, Giuseppe Conte ha dichiarato come la sconfitta di Orbán abbia rappresentato uno smacco anche per il governo italiano, lasciando isolati Meloni e Salvini. Tuttavia, il Presidente del M5S ha spento gli entusiasmi sul candidato di TISZA, che fino a due anni fa militava in FIDESZ. Ha esortato Magyar a distanziarsi dalle politiche di Orbán, dai diritti civili alla vicinanza a Netanyahu, dimostrando coi fatti il cambio di passo rispetto al governo uscente.
Alleanza Verdi e Sinistra si è espressa il giorno dopo le elezioni. Come Elly Schlein, anche Nicola Fratoianni, segretario di Sinistra Italiana, ha parlato di una sconfitta delle destre, definendo Viktor Orbán un fascista. Ha infine auspicato un’alleanza di tutte le forze progressiste italiane ed europee per costruire “un’alternativa ai pessimi governi delle destre”. Angelo Bonelli, co-portavoce di Europa Verde, descrivendo Orbán come “l’amico di Trump, Meloni e Putin”, ha parlato di una nuova aria che si respira, e non buona per la destra. Nessuno dei leader di AVS, così come il PD, ha citato la vittoria di Magyar.
Altro partito del campo largo ad esprimersi è stato Più Europa, attraverso il segretario Riccardo Magi ed il presidente Matteo Hallissey. Magi ha legato la sconfitta di FIDESZ ad una sconfitta di Donald Trump, Vladimir Putin e Xi Jinping. Magi parla di una Meloni più isolata in Europa. Hallissey, due giorni dopo le elezioni, pur festeggiando la sconfitta di Orbàn, mette in guardia dall’”Orbanismo”, da lui definito come “il sovranismo illiberale che vuole un’Europa debole e prona agli interessi di Putin e Trump”. Il giovane leader utilizza, inoltre, un’immagine generata con Intelligenza Artificiale raffigurante Orbán in compagnia dell’ex presidente siriano Assad e dell’ex presidente ucraino Yanukovyc, mentre siedono affranti su una panchina nella Piazza Rossa di Mosca. Infine, Più Europa si augura “che le aperture all’Europa di Peter Magyar siano reali e che per le ungheresi e gli ungheresi inizi davvero una nuova fase storica”.
L’ex premier Matteo Renzi, il 13 aprile, ha invece parlato di “effetto Trump”, che dopo Canada e Australia ha colpito anche l’Ungheria. Il Presidente di Italia Viva ha sottolineato come, dopo Polonia e Spagna, un altro “protetto” di Meloni sia stato sconfitto, evidenziando la disfatta del movimento MAGA. Enzo Maraio, Segretario del Partito Socialista Italiano, ha legato la reattanza del popolo ungherese nei confronti di Viktor Orbàn alla rivoluzione ungherese del 1956 contro l’Unione Sovietica. Il partito paneuropeo Volt, dopo aver parlato della vittoria di TISZA, ha promesso di vigilare insieme a Volt Hungary sulle promesse di Magyar, relative alla stesura di una nuova Costituzione e allo smantellamento dell’assetto di potere costruito da FIDESZ in questi 16 anni. Infine, per concludere l’area riconducibile al centrosinistra, Possibile auspica, in seguito a questa sconfitta storica, che non vengano tradite le speranze di cambiamento degli ungheresi.
Nello spazio a sinistra del campo largo, il Partito della Rifondazione Comunista, pur considerando la caduta di Orbán come un fatto positivo per la democrazia, ha messo in guardia da Magyar. Considera infatti la vittoria di TISZA come una rivolta interna alle élite conservatrici, esortando le classi popolari ungheresi a costruire un’alternativa sia alla destra orbaniana, sia al neoliberalismo rappresentato da Magyar. Linea simile è stata espressa da Giuliano Granato, che ha parlato di una destra che sconfigge l’estrema destra, paragonando Péter Magyar ad Antonio Tajani. Il co-portavoce di Potere al Popolo ha fatto leva sulle similitudini tra i due principali candidati ungheresi, in particolare le politiche liberiste e la vicinanza ad Israele.
Passando all’area centrista-liberale, Carlo Calenda ha dichiarato come sia giunto il momento degli europeisti “ma non quelli degli slogan, di quelli tosti che vogliono un’Europa indipendente”. Il segretario di Azione ha così lanciato un monito ai sovranisti di destra e ai populisti nel campo largo, incoraggiando i liberali, i popolari e i riformisti a non sottomettersi al “bipopulismo”. Michele Boldrin ha parlato della vittoria di TISZA come di un segnale importante che va oltre l’Ungheria. È interessante notare che, come il M5S, anche il segretario di ORA ha mostrato prudenza nei confronti di Péter Magyar date le sue origini politiche in FIDESZ, citando anche le sue posizioni ambigue, e non sempre lineari, sull’Ucraina. Boldrin ha definito comunque la svolta politica come un’occasione storica, dove però il candidato europeista avrà un lavoro difficile e lungo, data la presenza di lealisti di Orbàn nell’apparato amministrativo ungherese, nei media e nei tribunali. Ulteriore realtà politica centrista, il Partito Liberaldemocratico, ha commentato le elezioni ungheresi. Il segretario Luigi Marattin si è soffermato sull’alta affluenza e sulla sconfitta di un “amico di Putin”, stessa espressione usata da Angelo Bonelli.
Poco dopo le elezioni, in una nota X, la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni si è congratulata con Peter Magyar, augurandogli buon lavoro. Ha comunque ringraziato il Primo Ministro uscente e “amico” Viktor Orbán per il lavoro svolto, rimarcando il profondo legame tra Italia e Ungheria e auspicando ad una continua collaborazione. Il giorno seguente, la Premier ha dato una stoccata alla sinistra sui profili ufficiali di Fratelli d’Italia, facendo notare come Peter Magyar sia comunque un uomo di destra cresciuto nello stesso partito di Orbán, mentre il centrosinistra ungherese non sia riuscito nemmeno ad eleggere un parlamentare.
Anche il vicepremier Matteo Salvini, come la Premier, ha rimarcato il rapporto di amicizia con il “patriota” e “amico” Viktor Orbàn, ringraziandolo per il lavoro svolto. Augurando buon lavoro a Magyar, il Segretario della Lega non ha perso l’occasione di ricordare come Magyar sia cresciuto nello stesso partito di Orbàn.
Forza Italia, il giorno dopo le elezioni, ha parlato di “cortocircuito nel campo largo”, sottolineando come la sinistra italiana festeggi per la vittoria di un membro del PPE in Ungheria, non rendendosi conto, invece, di una disfatta in malo modo. Solo il giorno dopo ancora, sui profili ufficiali del partito, sono apparse le dichiarazioni nei confronti del prossimo Primo Ministro ungherese, auspicando una stretta collaborazione tra l’Italia e l’Ungheria. Il vicepremier Antonio Tajani, il 13 aprile, augurando buon lavoro a Magyar, ha rimarcato come il leader di TISZA sieda nel gruppo dei Popolari, insieme ai rappresentanti di Forza Italia. L’unico leader del centrodestra ad essersi schierato apertamente contro Orbán è Maurizio Lupi. Il Presidente di Noi Moderati ha parlato, come Tajani, di una vittoria del popolarismo europeo, ma si è scagliato contro il “sovranismo di chiusura”. Inoltre, ha ribadito come la sconfitta di Orbán segni “il tramonto della contraffazione dei valori europei”.
L’ultimo ad esprimersi è stato Roberto Vannacci, presidente di Futuro Nazionale. L’ex vicesegretario della Lega ha attaccato la sinistra, come Meloni e Tajani, sottolineando come Peter Magyar non sia un progressista, bensì un sovranista, come Orbán. Vannacci ha posto l’attenzione su come la campagna elettorale di Magyar si sia basata sugli stessi temi promossi dal Primo Ministro uscente: identità nazionale, difesa dei confini e critica a Bruxelles. Conclude dicendo che “chi pensa che l’Ungheria viri a sinistra si sveglierà presto con un’amara sorpresa.”
Conclusioni: una vittoria per tutti
In definitiva, quasi tutti i partiti italiani sembrano essersi schierati con Péter Magyar trovando comunque il modo di considerare il risultato delle elezioni come una vittoria.
Nel centrosinistra si è fatto leva più sulla sconfitta di Viktor Orbàn, omettendo totalmente il pessimo risultato dei partiti collegati al socialismo europeo, come Coalizione Democratica. I progressisti italiani hanno anche sottolineato la sconfitta delle destre sovraniste (Trump, Putin, Meloni) per aver perso un importante alleato. Nelle dichiarazioni dei leader, si è citata poco la vittoria del candidato di TISZA, fatta eccezione per il Movimento 5 Stelle e Volt Italia, che hanno espresso delle perplessità. L’unico partito del campo largo ad aver sostenuto apertamente Magyar è stato +Europa.
Linea simile è stata adottata da Azione, Ora! e PLD che hanno, in particolar modo, fatto leva sulla vicinanza tra Orbán e Vladimir Putin, confermando in questo modo la centralità della questione ucraina per l’area liberaldemocratica.
Per quanto concerne il centrodestra, Meloni e Salvini hanno cercato di minimizzare la sconfitta del loro storico alleato, parlando comunque della vittoria di un candidato conservatore. Diversa è stata la reazione di Tajani e Lupi, entrambi leader di partiti che appartengono alla stessa famiglia politica di TISZA, quella del PPE. Tutti i partiti di maggioranza, eccetto NM, hanno rimarcato l’incoerenza della sinistra italiana nel sostenere un candidato di centrodestra e hanno ribadito come la sinistra sia stata totalmente irrilevante in Ungheria.
Complessivamente è da notare come l’attenzione da parte della politica italiana verso i risultati ungheresi sia stata molto elevata rispetto ad altre tornate elettorali. Questo a causa della figura polarizzante di Viktor Orbàn e del suo modello di democrazia illiberale, che rappresentava quasi un unicum nel contesto europeo. Proprio per questo, tutti i partiti del panorama politico italiano, anche quelli minori, si sono sentiti in dovere di commentare le elezioni ungheresi.
Pisa, 17 Aprile 2026
Enrico Calossi
Gianmarco Avantaggiato
Piera Morrone
Giorgio Rizzo










